antonio caronia
NABA, MEDIA DESIGN & NEW MEDIA ARTS, Faculty Member
- Accademia di Belle Arti di Brera, Scuola di Nuove tecnologie dell'arte, Faculty Memberadd
- New Media, Cinema, Theory of Science Fiction Film, Media Art, Media and Cultural Studies, Media Studies, and 17 moreSocial Media, Science Fiction, Anthropology, Art, Communication, Cultural Theory, Culture, Digital Humanities, Gender, Languages and Linguistics, Literature, Performing Arts, Philosophy, Political Science, Sociology, Visual Studies, and Women's Studiesedit
Terrorismo e comunismo è la più controversa, aspra e indigesta opera di Trockij. Scritta in risposta al pamphlet antibolscevico di Kautsky nel 1920, nel pieno della guerra civile, sul mitico treno che portava da un fronte all’altro il... more
Terrorismo e comunismo è la più controversa, aspra e indigesta opera di Trockij. Scritta in risposta al pamphlet antibolscevico di Kautsky nel 1920, nel pieno della guerra civile, sul mitico treno che portava da un fronte all’altro il capo dell’Armata rossa, non difende solo il concetto e la pratica di “dittatura del proletariato”, ma le scelte più dure del comunismo di guerra: il lavoro obbligatorio, la requisizione del grano, la militarizzazione dei sindacati. Discretamente messa da parte dall’autore all’epoca della lotta contro Stalin, repinta con imbarazzo dagli stessi trockisti di tutte le parrocchie, resta comunque un documento insostituibile per capire se e come vi sia stata continuità tra la breve era di Lenin e la lunga notte di Stalin. L’introduzione di Slavoj Žižek e la postfazione di Antonio Caronia ci aiutano a capire quanto della lezione storica del bolscevismo ci sia utile oggi, ai tempi del “capitalismo cognitivo” e del precariato diffuso.
La postfazione di Caronia è scaricabile da questo sito.
La postfazione di Caronia è scaricabile da questo sito.
Research Interests:
Indice Premessa Il cervello messo a nudo dai suoi scapoli virtuali [1990-94] Icone neuroniche sulle autostrade virtuali [1993] Premessa Tra la fine degli anni 1980 e l’inizio dei 1990 ci fu la breve e intensa stagione... more
Indice
Premessa
Il cervello messo a nudo dai suoi scapoli virtuali [1990-94]
Icone neuroniche sulle autostrade virtuali [1993]
Premessa
Tra la fine degli anni 1980 e l’inizio dei 1990 ci fu la breve e intensa stagione delle realtà virtuali, più precisamente delle Realtà Virtuali immersive (RV). Indossando un casco e impugnando un joystick (nelle versioni più sofisticate un guanto), ci si trovava immersi in un ambiente grafico generato dal computer, proiettato su due piccoli schermi LCD posti all’interno del casco, e tarati per dare una visione stereoscopica. La definizione consentita dai motori grafici di allora era quella che era, e i margini degli oggetti – i mobili della stanza, se l’ambiente era una casa, o una sala, gli alberi o l’erba, se si stava all’aperto – si vedevano scalettati e seghettati. Tuttavia, era un’esperienza emozionante vedere la prospettiva delle pareti o del prato cambiare seguendo i movimenti della nostra testa, osservare il nostro avatar camminare nell’ambiente simulato seguendo la direzione della nostra mano o del joystick, o addirittura volare in conseguenza di qualche gesto convenzionale (per esempio alzando un dito). Le RV durarono poco. Quando in Italia, all’inizio degli anni 1990, cominciarono a essere tradotti i primi libri sull’argomento, il fenomeno si stava già esaurendo. La promessa e auspicata discesa dei prezzi tardava a venire; all’interno delle arcade i videogiochi in RV, passato il primo momento di entusiasmo, non surclassavano quelli tradizionali; ma soprattutto, nel 1993 il CERN di Ginevra decideva di rendere pubblica la tecnologia del World Wide Web creata due anni prima da Tim Berners Lee. E la nuova internet spiccava il volo. In pochi anni le RV vennero dimenticate (sopravvissero, naturalmente, come strumento di ricerca scientifica, anche al di fuori dell’informatica), soppiantate dal fenomeno “internet”, e la tematica dell’immersività sembrò sparire anche dal dibattito culturale, sostituita dall’interattività.
A vent’anni di distanza, la rivoluzione nel cinema e nell’intrattenimento rappresentata dal cosiddetto 3D (di cui Avatar di James Cameron non è che l’araldo) riportano però in primo piano la pratica dell’immersione, e possono fondatamente suggerire l’ipotesi che la stagione delle RV fosse radicata in un bisogno sociale di partecipazione, di erosione delle frontiere fra schermo e spettatore, di espansione e di allargamento del concetto di “realtà” – in conclusione, di un’ulteriore metamorfosi delle teorie e delle pratiche della “rappresentazione”, a cui non è stata affatto estranea la stessa internet (a questi temi è dedicata una parte del mio intervento “Contemplare o partecipare, conunque fingere” nel volume Filosofie di Avatar). E, oltre a questo, non bisogna dimenticare che fu negli anni delle RV che cominciò a irrobustirsi la riflessione sui temi della rivoluzione digitale, e che il concetto di “virtuale” si allargò dal suo iniziale ambito scientifico e tecnologico per diventare uno dei concetti chiave della contemporaneità, in un intreccio complesso fra tecnologie, immaginari e pratiche sociali (ben esemplificato in quegli anni dal fenomeno “cyberpunk”). Sono quindi queste le ragioni per riproporre oggi due scritti di quel periodo. Al di là dei riferimenti datati, possono essere utili per documentare la genealogia di un concetto e di un immaginario.
I testi sono stati lasciati inalterati; sono stati aggiornati soltanto i riferimenti bibliografici contenuti nelle note. Una sola avvertenza: il riferimento duchampiano nel titolo del primo saggio non è esplicitamente sviluppato nel testo. Al lettore ricostruire, se vuole, un percorso e un’analogia che restarono allora impliciti nelle intenzioni dell’autore.
Premessa
Il cervello messo a nudo dai suoi scapoli virtuali [1990-94]
Icone neuroniche sulle autostrade virtuali [1993]
Premessa
Tra la fine degli anni 1980 e l’inizio dei 1990 ci fu la breve e intensa stagione delle realtà virtuali, più precisamente delle Realtà Virtuali immersive (RV). Indossando un casco e impugnando un joystick (nelle versioni più sofisticate un guanto), ci si trovava immersi in un ambiente grafico generato dal computer, proiettato su due piccoli schermi LCD posti all’interno del casco, e tarati per dare una visione stereoscopica. La definizione consentita dai motori grafici di allora era quella che era, e i margini degli oggetti – i mobili della stanza, se l’ambiente era una casa, o una sala, gli alberi o l’erba, se si stava all’aperto – si vedevano scalettati e seghettati. Tuttavia, era un’esperienza emozionante vedere la prospettiva delle pareti o del prato cambiare seguendo i movimenti della nostra testa, osservare il nostro avatar camminare nell’ambiente simulato seguendo la direzione della nostra mano o del joystick, o addirittura volare in conseguenza di qualche gesto convenzionale (per esempio alzando un dito). Le RV durarono poco. Quando in Italia, all’inizio degli anni 1990, cominciarono a essere tradotti i primi libri sull’argomento, il fenomeno si stava già esaurendo. La promessa e auspicata discesa dei prezzi tardava a venire; all’interno delle arcade i videogiochi in RV, passato il primo momento di entusiasmo, non surclassavano quelli tradizionali; ma soprattutto, nel 1993 il CERN di Ginevra decideva di rendere pubblica la tecnologia del World Wide Web creata due anni prima da Tim Berners Lee. E la nuova internet spiccava il volo. In pochi anni le RV vennero dimenticate (sopravvissero, naturalmente, come strumento di ricerca scientifica, anche al di fuori dell’informatica), soppiantate dal fenomeno “internet”, e la tematica dell’immersività sembrò sparire anche dal dibattito culturale, sostituita dall’interattività.
A vent’anni di distanza, la rivoluzione nel cinema e nell’intrattenimento rappresentata dal cosiddetto 3D (di cui Avatar di James Cameron non è che l’araldo) riportano però in primo piano la pratica dell’immersione, e possono fondatamente suggerire l’ipotesi che la stagione delle RV fosse radicata in un bisogno sociale di partecipazione, di erosione delle frontiere fra schermo e spettatore, di espansione e di allargamento del concetto di “realtà” – in conclusione, di un’ulteriore metamorfosi delle teorie e delle pratiche della “rappresentazione”, a cui non è stata affatto estranea la stessa internet (a questi temi è dedicata una parte del mio intervento “Contemplare o partecipare, conunque fingere” nel volume Filosofie di Avatar). E, oltre a questo, non bisogna dimenticare che fu negli anni delle RV che cominciò a irrobustirsi la riflessione sui temi della rivoluzione digitale, e che il concetto di “virtuale” si allargò dal suo iniziale ambito scientifico e tecnologico per diventare uno dei concetti chiave della contemporaneità, in un intreccio complesso fra tecnologie, immaginari e pratiche sociali (ben esemplificato in quegli anni dal fenomeno “cyberpunk”). Sono quindi queste le ragioni per riproporre oggi due scritti di quel periodo. Al di là dei riferimenti datati, possono essere utili per documentare la genealogia di un concetto e di un immaginario.
I testi sono stati lasciati inalterati; sono stati aggiornati soltanto i riferimenti bibliografici contenuti nelle note. Una sola avvertenza: il riferimento duchampiano nel titolo del primo saggio non è esplicitamente sviluppato nel testo. Al lettore ricostruire, se vuole, un percorso e un’analogia che restarono allora impliciti nelle intenzioni dell’autore.
Research Interests:
Avatar segna una rivoluzione nel cinema e nell'immaginario. Non certo inattesa, ma non per questo meno radicale. Le nuove tecniche 3D creano per lo spettatore situazioni di coinvolgimento e di immersione prima impensabili. Tutto il... more
Avatar segna una rivoluzione nel cinema e nell'immaginario. Non certo inattesa, ma non per questo meno radicale. Le nuove tecniche 3D creano per lo spettatore situazioni di coinvolgimento e di immersione prima impensabili. Tutto il sistema di produzione e di distribuzione è stato sconvolto e ridisegnato dal film di Cameron. In questo nuovo intreccio fra immaginario, tecnica e produzione, il cinema si riconferma snodo centrale dell'industria culturale – e quindi anche indice, sintomo e forza propulsiva di qualcosa che va al di là di essa.
Dietro e a lato delle ingenuità e delle semplificazioni del film, Avatar solleva temi e problemi di ordine filosofico, sociale e politico su cui riflettere è urgente e necessario. Una prima proposta di riflessione è contenuta in questo libro, a opera di una pattuglia (composita ma non estemporanea) di studiosi di differenti generazioni e di diverse estrazioni. Che cosa riprende e che cosa supera, il film, della tradizione dell'immaginario cinematografico? Come presenta e come ridisegna i problemi dell’immaginazione ecologica del pianeta? Che modelli di agire politico e di organizzazione sociale mette a confronto? Ma uno dei nodi centrali di Avatar, uno dei suoi aspetti più inquietanti e affascinanti, è forse il fatto che ci propone una storia di transizioni, di ibridazioni fra umano e non umano, che ci parla della necessità di attraversare una soglia costantemente mobile e instabile in cui la nostra identità vacilla ma non si perde, è sfidata ma al tempo stesso esaltata. Con Avatar stiamo forse entrando davvero nell'era del postumano.
Interventi di: Alberto Abruzzese, Massimo Canevacci, Massimiliano Cappuccio, Pier Luigi Capucci, Antonio Caronia, Giuseppe Frazzetto, Gino Frezza, Derrick de Kerckhove, Giuseppe O. Longo, Michel Maffesoli, Franco Marineo, Mario Pireddu, Alberto L. Siani, Antonio Tursi, Luisa Valeriani, Slavoj Zizek.
"In fondo, però, è meglio perdersi a Pandora, toccare i filamenti bioluminescenti di un sistema nervoso collettivo, connettersi con i cavi elettronici dell'«albero della vita», essere così «selvaggi» da credere nella comunicazione delle particelle e delle galassie (l'entanglement di Einstein) e mutare. Corpo/mente, analogico/digitale, uomo/cyborg, fuori dalla dicotomia reale/immaginario. Vero/falso. Dalla parte di Avatar, manifesto poetico-politico dei nostri tempi." (Mariuccia Ciotta, Il manifesto, 4 luglio 2010).
"Nel volume collettivo Filosofie di Avatar il cyborg non compare, se non come sfondo opaco, anzi è una presenza così divenuta abituale nella galassia globalizzata del capitalismo contemporaneo che non c'è bisogno neanche di nominarla. Ce se sono malinconiche tracce negli scritti di Michel Maffessoli, Slavoj Zizek, Antonio Caronia, Luisa Valeriani e Alberto Abruzzese, ma solo per sottolineare che il silicio non è stata poi quella «tecnologia della liberazione» che l'attitudine controculturale e cyberpunk auspicava agli inizi della cosiddetta rivoluzione digitale. Non se ne parla perché tutti siamo diventati dei cyborg. La modificazione tecnologia del corpo umano è infatti diventata low cost e tutti possono accedervi." (Benedetto Vecchi, Il manifesto, 4 luglio 2010).
“Il volume raccoglie una serie di interventi che da diverse angolazioni analizzano la pellicola e la correlano alla mutazione antropologica e/o sociologica che il mondo odierno affronta. Ma in una sorta di combinazione (non voluta), trasforma ogni intervento in un gioco interminabile di rimandi che gravitano attorno al nucleo-Avatar come tanti satelliti: il corpo innanzitutto, nella maggior parte dei casi letto nella forma della sua simulazione, o in quella del suo cambiamento; l'idea della società post-moderna in contrapposizione al mondo dei nativi; la polemica contro la globalizzazione; la forma del videogioco in quella filmica...” (Claudio Asciuti, Pulp 86, luglio-agosto 2010).
Dietro e a lato delle ingenuità e delle semplificazioni del film, Avatar solleva temi e problemi di ordine filosofico, sociale e politico su cui riflettere è urgente e necessario. Una prima proposta di riflessione è contenuta in questo libro, a opera di una pattuglia (composita ma non estemporanea) di studiosi di differenti generazioni e di diverse estrazioni. Che cosa riprende e che cosa supera, il film, della tradizione dell'immaginario cinematografico? Come presenta e come ridisegna i problemi dell’immaginazione ecologica del pianeta? Che modelli di agire politico e di organizzazione sociale mette a confronto? Ma uno dei nodi centrali di Avatar, uno dei suoi aspetti più inquietanti e affascinanti, è forse il fatto che ci propone una storia di transizioni, di ibridazioni fra umano e non umano, che ci parla della necessità di attraversare una soglia costantemente mobile e instabile in cui la nostra identità vacilla ma non si perde, è sfidata ma al tempo stesso esaltata. Con Avatar stiamo forse entrando davvero nell'era del postumano.
Interventi di: Alberto Abruzzese, Massimo Canevacci, Massimiliano Cappuccio, Pier Luigi Capucci, Antonio Caronia, Giuseppe Frazzetto, Gino Frezza, Derrick de Kerckhove, Giuseppe O. Longo, Michel Maffesoli, Franco Marineo, Mario Pireddu, Alberto L. Siani, Antonio Tursi, Luisa Valeriani, Slavoj Zizek.
"In fondo, però, è meglio perdersi a Pandora, toccare i filamenti bioluminescenti di un sistema nervoso collettivo, connettersi con i cavi elettronici dell'«albero della vita», essere così «selvaggi» da credere nella comunicazione delle particelle e delle galassie (l'entanglement di Einstein) e mutare. Corpo/mente, analogico/digitale, uomo/cyborg, fuori dalla dicotomia reale/immaginario. Vero/falso. Dalla parte di Avatar, manifesto poetico-politico dei nostri tempi." (Mariuccia Ciotta, Il manifesto, 4 luglio 2010).
"Nel volume collettivo Filosofie di Avatar il cyborg non compare, se non come sfondo opaco, anzi è una presenza così divenuta abituale nella galassia globalizzata del capitalismo contemporaneo che non c'è bisogno neanche di nominarla. Ce se sono malinconiche tracce negli scritti di Michel Maffessoli, Slavoj Zizek, Antonio Caronia, Luisa Valeriani e Alberto Abruzzese, ma solo per sottolineare che il silicio non è stata poi quella «tecnologia della liberazione» che l'attitudine controculturale e cyberpunk auspicava agli inizi della cosiddetta rivoluzione digitale. Non se ne parla perché tutti siamo diventati dei cyborg. La modificazione tecnologia del corpo umano è infatti diventata low cost e tutti possono accedervi." (Benedetto Vecchi, Il manifesto, 4 luglio 2010).
“Il volume raccoglie una serie di interventi che da diverse angolazioni analizzano la pellicola e la correlano alla mutazione antropologica e/o sociologica che il mondo odierno affronta. Ma in una sorta di combinazione (non voluta), trasforma ogni intervento in un gioco interminabile di rimandi che gravitano attorno al nucleo-Avatar come tanti satelliti: il corpo innanzitutto, nella maggior parte dei casi letto nella forma della sua simulazione, o in quella del suo cambiamento; l'idea della società post-moderna in contrapposizione al mondo dei nativi; la polemica contro la globalizzazione; la forma del videogioco in quella filmica...” (Claudio Asciuti, Pulp 86, luglio-agosto 2010).
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INDICE Avvertenza del Collettivo "Un'ambigua utopia" Incarnazioni dell'immaginario di Antonio Caronia Nei labirinti della fantascienza. Guida critica [140 schede su altrettanti romanzi e antologie di: Marco Abate, Silvano Barbesti,... more
INDICE
Avvertenza del Collettivo "Un'ambigua utopia"
Incarnazioni dell'immaginario di Antonio Caronia
Nei labirinti della fantascienza. Guida critica [140 schede su altrettanti romanzi e antologie di: Marco Abate, Silvano Barbesti, Patrizia Brambilla, Roberto del Piano, Piero Fiorili, Giuliano Spagnul]
Appendice
Le riviste di fantascienza in Italia di Silvano Barbesti e Piero Fiorili
Il mercato librario in Italia di Piero Fiorili
La critica di Giuliano Spagnul
Avvertenza del Collettivo "Un'ambigua utopia"
Incarnazioni dell'immaginario di Antonio Caronia
Nei labirinti della fantascienza. Guida critica [140 schede su altrettanti romanzi e antologie di: Marco Abate, Silvano Barbesti, Patrizia Brambilla, Roberto del Piano, Piero Fiorili, Giuliano Spagnul]
Appendice
Le riviste di fantascienza in Italia di Silvano Barbesti e Piero Fiorili
Il mercato librario in Italia di Piero Fiorili
La critica di Giuliano Spagnul
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Indice Ringraziamenti Introduzione Parte 1. Il corpo replicato Animale, macchina, uomo Uomini di latta Lo sguardo dell'androide I corpi gloriosi dei supereroi Intermezzo 1. Orwell nell'era delle cybormenti Parte 2. Il... more
Indice
Ringraziamenti
Introduzione
Parte 1. Il corpo replicato
Animale, macchina, uomo
Uomini di latta
Lo sguardo dell'androide
I corpi gloriosi dei supereroi
Intermezzo 1. Orwell nell'era delle cybormenti
Parte 2. Il corpo invaso
Cervelli in una scatola di metallo
"Icone neuroniche sulle autostrade spinali"
Il corpo obsoleto
"L'intenso piacere della tecnica"
Intermezzo 2. Corpi, schermi, reti
Parte 3. Il corpo disseminato
Fine della distanza
Telefono tattile
Derive dell'identità
Uscire dal neolitico
Riferimenti bibliografici
Appendice
1. Per una nuova cartografia del reale
2. Millennium. Linguaggi della mutazione
Ringraziamenti
Introduzione
Parte 1. Il corpo replicato
Animale, macchina, uomo
Uomini di latta
Lo sguardo dell'androide
I corpi gloriosi dei supereroi
Intermezzo 1. Orwell nell'era delle cybormenti
Parte 2. Il corpo invaso
Cervelli in una scatola di metallo
"Icone neuroniche sulle autostrade spinali"
Il corpo obsoleto
"L'intenso piacere della tecnica"
Intermezzo 2. Corpi, schermi, reti
Parte 3. Il corpo disseminato
Fine della distanza
Telefono tattile
Derive dell'identità
Uscire dal neolitico
Riferimenti bibliografici
Appendice
1. Per una nuova cartografia del reale
2. Millennium. Linguaggi della mutazione
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[Scheda di presentazione, 1997] “Cyberpunk” è un termine che si è diffuso in tutto il mondo con estrema rapidità, per indicare tanto una corrente letteraria della fantascienza, quanto un complesso fenomeno sociale di comportamento... more
[Scheda di presentazione, 1997]
“Cyberpunk” è un termine che si è diffuso in tutto il mondo con estrema rapidità, per indicare tanto una corrente letteraria della fantascienza, quanto un complesso fenomeno sociale di comportamento giovanile (e non solo). Eppure, a sei anni di distanza dalla fortunata antologia delle edizioni Shake, mancava in Italia un libro che facesse il punto sull’argomento. Houdini e Faust, opera di due specialisti “di frontiera” (studiosi di scienza, tecnologia, letteratura e comunicazioni), colma questa lacuna in modo brillante., Nei primi due capitoli il libro ripercorre la storia, ormai più che decennale, di questa tendenza, partendo dall’esplodere del cyberpunk letterario nella prima metà degli anni Ottanta, e ricollegando il “cyberpunk sociale” ai suoi antecedenti (i movimenti controculturali degli anni Sessanta) e ai mutamenti della società in tutti i campi (dalle condizioni di vita materiale alla tecnologia all'immaginario). Nei successivi tre capitoli gli autori passano ad analizzare i temi più rilevanti di questo fenomeno: quello dello “scarto”, del bricolage, del riciclo come atteggiamento che lega l’uso delle tecnologie alla coscienza dei limiti; quello delle trasformazioni del corpo e delle contaminazioni fra naturale e artificiale; quello del ciberspazio. Per concludere che il cyberpunk è insieme una presa d'atto e una reazione di fronte alla rivoluzione più profonda della seconda metà di questo secolo, quella operata dalle tecnologie della comunicazione.
INDICE
1. Occhiali a specchio
2. Dal phone-phreaking all'Electronic Frontier Foundation
3. Gomi no sensei
4. L'invasione dei post-corpi
5. Abitare il ciberspazio
Bibliografia
Indice dei nomi
“Cyberpunk” è un termine che si è diffuso in tutto il mondo con estrema rapidità, per indicare tanto una corrente letteraria della fantascienza, quanto un complesso fenomeno sociale di comportamento giovanile (e non solo). Eppure, a sei anni di distanza dalla fortunata antologia delle edizioni Shake, mancava in Italia un libro che facesse il punto sull’argomento. Houdini e Faust, opera di due specialisti “di frontiera” (studiosi di scienza, tecnologia, letteratura e comunicazioni), colma questa lacuna in modo brillante., Nei primi due capitoli il libro ripercorre la storia, ormai più che decennale, di questa tendenza, partendo dall’esplodere del cyberpunk letterario nella prima metà degli anni Ottanta, e ricollegando il “cyberpunk sociale” ai suoi antecedenti (i movimenti controculturali degli anni Sessanta) e ai mutamenti della società in tutti i campi (dalle condizioni di vita materiale alla tecnologia all'immaginario). Nei successivi tre capitoli gli autori passano ad analizzare i temi più rilevanti di questo fenomeno: quello dello “scarto”, del bricolage, del riciclo come atteggiamento che lega l’uso delle tecnologie alla coscienza dei limiti; quello delle trasformazioni del corpo e delle contaminazioni fra naturale e artificiale; quello del ciberspazio. Per concludere che il cyberpunk è insieme una presa d'atto e una reazione di fronte alla rivoluzione più profonda della seconda metà di questo secolo, quella operata dalle tecnologie della comunicazione.
INDICE
1. Occhiali a specchio
2. Dal phone-phreaking all'Electronic Frontier Foundation
3. Gomi no sensei
4. L'invasione dei post-corpi
5. Abitare il ciberspazio
Bibliografia
Indice dei nomi
Research Interests:
Nel secolo XXI la dimensione del virtuale si avvia ad affermarsi in ogni campo della vita umana. Naturalmente, essa ha una preistoria, che potrebbe essere tracciata lungo tutto il secolo XX, ma che si è resa più visibile agli occhi degli... more
Nel secolo XXI la dimensione del virtuale si avvia ad affermarsi in ogni campo della vita umana. Naturalmente, essa ha una preistoria, che potrebbe essere tracciata lungo tutto il secolo XX, ma che si è resa più visibile agli occhi degli osservatori nei suoi anni Novanta, in sintonia con l’affermazione planetaria delle tecniche informatiche e telematiche. Il ritmo forsennatamente accelerato della mutazione tecnologica e sociale consente l’uso paradossale del termine “archeologia” (di matrice foucaultiana) anche per descrivere una vicenda così recente.
Il libro segue il progressivo emergere della dimensione del virtuale nell’ambito della teoria e dell’immaginario (in particolare nella letteratura e nel cinema). Temi ricorrenti sono il tramonto della scrittura come tecnica di comunicazione dominante e la messa in guardia contro l’identificazione di “virtualità” e “immaterialità”, non perché una dimensione immateriale non vi sia, naturalmente, nell’esperienza contemporanea, ma perché essa non è caratteristica di quest’epoca, essendo presente in tutta la storia della specie, come portato della dimensione progettuale e linguistica dell’uomo. Ciò che caratterizza il presente è piuttosto un’inedita capacità dell’uomo di materializzare l’immateriale, di attualizzare il virtuale.
INDICE
Introduzione
1.Teorie
Corpo e linguaggio: Antonin Artaud
Corpo e linguaggio: continuità e discontinuità
Ecologia della tecnica: ricordo di Lewis Mumford
Contributi a un glossario per l’Era digitale
Corpo – Comunità – Economia – Scrittura
Corpi, intelligenze, identità. teorie sul cyber e mutamento sociale
Il tramonto della scrittura
Maldonado e la virtualità
2.Scritture
Senso e storia in Ballard
Morbide geometrie – Crash: un corpo senza organi? – Ritorno all’autobiografia – Ballard secondo Re/Search – Urli neuronici sulle austostrade spinali – Oltre la fantascienza – Immaginari a confronto: William Burroughs e James Ballard
William Gibson: corpi fisici e corpi sociali
Digitare se stessi – Ancora il ciberspazio – La città dello scarto – Materiale e immateriale
Sterling nella rete
Il foulard e il computer: intervista a Bruce Sterling – Mechanist, shaper, tornadi – Morte, immortalità, rigenerazione, memoria
Cyberwomen: colpa e segreto
3.Schermi
Immagini del potere
Crononautica visiva
Virtual Born Killers
Che fine ha fatto Molly?
Vivere con gli occhi altrui
Acqua digitale
Cyberpunk all’italiana
Bibliografia
Fonti
Il libro segue il progressivo emergere della dimensione del virtuale nell’ambito della teoria e dell’immaginario (in particolare nella letteratura e nel cinema). Temi ricorrenti sono il tramonto della scrittura come tecnica di comunicazione dominante e la messa in guardia contro l’identificazione di “virtualità” e “immaterialità”, non perché una dimensione immateriale non vi sia, naturalmente, nell’esperienza contemporanea, ma perché essa non è caratteristica di quest’epoca, essendo presente in tutta la storia della specie, come portato della dimensione progettuale e linguistica dell’uomo. Ciò che caratterizza il presente è piuttosto un’inedita capacità dell’uomo di materializzare l’immateriale, di attualizzare il virtuale.
INDICE
Introduzione
1.Teorie
Corpo e linguaggio: Antonin Artaud
Corpo e linguaggio: continuità e discontinuità
Ecologia della tecnica: ricordo di Lewis Mumford
Contributi a un glossario per l’Era digitale
Corpo – Comunità – Economia – Scrittura
Corpi, intelligenze, identità. teorie sul cyber e mutamento sociale
Il tramonto della scrittura
Maldonado e la virtualità
2.Scritture
Senso e storia in Ballard
Morbide geometrie – Crash: un corpo senza organi? – Ritorno all’autobiografia – Ballard secondo Re/Search – Urli neuronici sulle austostrade spinali – Oltre la fantascienza – Immaginari a confronto: William Burroughs e James Ballard
William Gibson: corpi fisici e corpi sociali
Digitare se stessi – Ancora il ciberspazio – La città dello scarto – Materiale e immateriale
Sterling nella rete
Il foulard e il computer: intervista a Bruce Sterling – Mechanist, shaper, tornadi – Morte, immortalità, rigenerazione, memoria
Cyberwomen: colpa e segreto
3.Schermi
Immagini del potere
Crononautica visiva
Virtual Born Killers
Che fine ha fatto Molly?
Vivere con gli occhi altrui
Acqua digitale
Cyberpunk all’italiana
Bibliografia
Fonti
Research Interests:
INDICE
Contributi critici
Lo schermo e il corpo di Antoio Caronia
Bill Viola, Ascension di Sandra Lischi
Dieci tesi sulla software art di Florian Cramer
Autori e opere
Eventi
Calendario degli incontri
Contributi critici
Lo schermo e il corpo di Antoio Caronia
Bill Viola, Ascension di Sandra Lischi
Dieci tesi sulla software art di Florian Cramer
Autori e opere
Eventi
Calendario degli incontri
Research Interests:
Viviamo nell’epoca del capitalismo cognitivo, in cui l’immaginario diventa una forza strategica del processo di valorizzazione, e l’arte sembra perdere quella funzione sovversiva, quella capacità di critica corrosiva del reale che la... more
Viviamo nell’epoca del capitalismo cognitivo, in cui l’immaginario diventa una forza strategica del processo di valorizzazione, e l’arte sembra perdere quella funzione sovversiva, quella capacità di critica corrosiva del reale che la modernità le aveva assegnato. Il digitale sta trasformando tutte le immagini in emanazioni di una “potenza creativa” della mente che sembra abolire la differenza fra arte e (per esempio) pubblicità, e pare togliere alla fotografia e al cinema il loro carattere di “impronta” del reale. Eppure i cosiddetti new media sono lo strumento con cui ogni giorno nuove generazioni di artisti producono idee, formati, processi e opere impensabili senza il digitale. Questi sono alcuni dei temi sui quali gli incontri promossi in occasione della mostra Techne 05 hanno cercato di riflettere partendo da un panorama delle arti cosiddette “digitali”. Integrati da nuovi contributi, questi interventi di alcuni fra i più qualificati critici, storici e filosofi, rilanciano in maniera originale gli interrogativi fondamentali sulle funzioni dell’arte, sui suoi rapporti con i processi sociali, sul suo ruolo nel convulso mescolarsi di reale e immaginario che caratterizza la contemporaneità.
INDICE
Antonio Caronia, Enrico Livraghi, Simona Pezzano: La tavoletta di cera e la figlia del vasaio
Parte I – Le arti visive nell’era del digitale
Andrea Balzola: Linguaggi ed est-etiche nell’era digitale
Pier Luigi Capucci: Interattività, comunicazione, arte del vivente.
Marco Deseriis: Net Art: un’esperienza conclusa?
Florian Cramer: Dentro e fuori la macchina. La poetica del software nell’arte contemporanea
Domenico Quaranta: Media Hacking. Arte e manipolazione dei media
Parte II – Fondamento ed eccedenza: il cinema e l’immagine digitale
Enrico Livraghi: L’illimitata infondatezza dell’immagine digitale.
Gianni Canova: L’immagine digitale e la macchina-cinema.
Simona Pezzano: Il cinema incontra il digitale e ritrova le sue origini.
Parte III– Critica della ragione digitale
Antonio Caronia: L’inconscio della macchina.
Mario Pezzella: Ideologia e mitologia dell’immateriale
Massimo De Carolis: Evoluzione delle tecnoscienze e costituzione del senso
Ubaldo Fadini: Il “pratico paradossale”
INDICE
Antonio Caronia, Enrico Livraghi, Simona Pezzano: La tavoletta di cera e la figlia del vasaio
Parte I – Le arti visive nell’era del digitale
Andrea Balzola: Linguaggi ed est-etiche nell’era digitale
Pier Luigi Capucci: Interattività, comunicazione, arte del vivente.
Marco Deseriis: Net Art: un’esperienza conclusa?
Florian Cramer: Dentro e fuori la macchina. La poetica del software nell’arte contemporanea
Domenico Quaranta: Media Hacking. Arte e manipolazione dei media
Parte II – Fondamento ed eccedenza: il cinema e l’immagine digitale
Enrico Livraghi: L’illimitata infondatezza dell’immagine digitale.
Gianni Canova: L’immagine digitale e la macchina-cinema.
Simona Pezzano: Il cinema incontra il digitale e ritrova le sue origini.
Parte III– Critica della ragione digitale
Antonio Caronia: L’inconscio della macchina.
Mario Pezzella: Ideologia e mitologia dell’immateriale
Massimo De Carolis: Evoluzione delle tecnoscienze e costituzione del senso
Ubaldo Fadini: Il “pratico paradossale”
Research Interests:
Index: Premessa parte prima – L’alba dell’ibrido moderno [1985] Introduzione Cap. 1 – Cosmografie Cap. 2 – Morfologie Cap. 3 – Corpi e meccanismi Cap. 4 – Spettacolo, sesso, morte Cap. 5 – Macchine intelligenti Cap. 6 – Il prezzo... more
Index:
Premessa
parte prima – L’alba dell’ibrido moderno [1985]
Introduzione
Cap. 1 – Cosmografie
Cap. 2 – Morfologie
Cap. 3 – Corpi e meccanismi
Cap. 4 – Spettacolo, sesso, morte
Cap. 5 – Macchine intelligenti
Cap. 6 – Il prezzo dell’immortalità
parte seconda – Il cyborg postfordista [2001]
Cap. 7 – La tecnologia sotto la pelle
Cap. 8 – Dall’elettromeccanica alla genetica
Cap. 9 – L’estasi del cyborg
poscritto [2008]
Cap. 10 - Dal cyborg al postumano
note
Premessa
parte prima – L’alba dell’ibrido moderno [1985]
Introduzione
Cap. 1 – Cosmografie
Cap. 2 – Morfologie
Cap. 3 – Corpi e meccanismi
Cap. 4 – Spettacolo, sesso, morte
Cap. 5 – Macchine intelligenti
Cap. 6 – Il prezzo dell’immortalità
parte seconda – Il cyborg postfordista [2001]
Cap. 7 – La tecnologia sotto la pelle
Cap. 8 – Dall’elettromeccanica alla genetica
Cap. 9 – L’estasi del cyborg
poscritto [2008]
Cap. 10 - Dal cyborg al postumano
note
Research Interests:
Da più di cinquant’anni lettori di ogni tipo si misurano con le opere di Philip K. Dick: critici e giornalisti per svelarne i segreti delle trame e dei simbolismi nascosti; psicologi, sociologi, filosofi, per cercarvi le tracce delle loro... more
Da più di cinquant’anni lettori di ogni tipo si misurano con le opere di Philip K. Dick: critici e giornalisti per svelarne i segreti delle trame e dei simbolismi nascosti; psicologi, sociologi, filosofi, per cercarvi le tracce delle loro discipline e spesso anche ispirazione per le loro ricerche; tutti, per farsi trascinare nel vortice dei suoi intrecci e per godere la ricchezza delle sue intuizioni. Di tutto questo un’enciclopedia dickiana vuole parlare ai lettori di Dick. Vuole illuminare l’intreccio fra la sua vita (con i complessi problemi esistenziali che la agitarono), le sue opere, lo sfondo storico e culturale in cui maturò. Vuole fornire un dizionario completo e ragionato di ciò che scrisse: tutti i suoi romanzi – fantascientifici e non, i principali racconti, le opere saggistiche; con una estesa bibliografia primaria e secondaria. Vuole tracciare una mappa complessiva dei concetti e dei temi che attraversano la sua opera, in 41 voci che rappresentano il quadro più ampio mai uscito in Italia delle interpretazioni e delle riflessioni su Dick, proponendo al tempo stesso letture critiche nuove e inedite. Perché leggere Dick è un’esperienza sempre affascinante ed esaltante: ma leggerlo con una guida come questa vuol dire comprenderne meglio ispirazioni, percorsi e relazioni con le culture del Novecento.
Research Interests:
Indice Introduzione 1.Philip K. Dick e dintorni Nota ai testi È naturale che sia artificiale Gli universi di Philip Dick Philip K. Dick: realtà e verità Philip K. Dick: Deus absconditus Il laboratorio dell’immaginazione sociale:... more
Indice
Introduzione
1.Philip K. Dick e dintorni
Nota ai testi
È naturale che sia artificiale
Gli universi di Philip Dick
Philip K. Dick: realtà e verità
Philip K. Dick: Deus absconditus
Il laboratorio dell’immaginazione sociale: Dhalgren di Samuel Delany
Delany: eterotopie postmoderne
I cowboy del computer
Alieni nello spazio qualunque
Uno strano movimento di strani scrittori
Cyberpunk: istruzioni per l’uso
2.Luther Blissett: complicità e interpretazioni
Nota ai testi
Viaggio nel cyberpunk italiano – Bologna
Linguaggio, realtà, identità: dagli ultracorpi a Luther Blissett
Darko Maver, un artista maledetto
Darko Maver non esiste
3.Altri fake
Nota ai testi
I vecchi manoscritti di Salem
Luther Blissett: Manifesto for a Fake Design
Streamliners in the Stream
Scritti e discorsi per Problemarket
Articoli di Egom Zorobian
A Milano, in una sera di pioggia
I bambini appesi
Foto di guerra
Il peso delle medaglie
La nazione di chi non ce l’ha
Introduzione
1.Philip K. Dick e dintorni
Nota ai testi
È naturale che sia artificiale
Gli universi di Philip Dick
Philip K. Dick: realtà e verità
Philip K. Dick: Deus absconditus
Il laboratorio dell’immaginazione sociale: Dhalgren di Samuel Delany
Delany: eterotopie postmoderne
I cowboy del computer
Alieni nello spazio qualunque
Uno strano movimento di strani scrittori
Cyberpunk: istruzioni per l’uso
2.Luther Blissett: complicità e interpretazioni
Nota ai testi
Viaggio nel cyberpunk italiano – Bologna
Linguaggio, realtà, identità: dagli ultracorpi a Luther Blissett
Darko Maver, un artista maledetto
Darko Maver non esiste
3.Altri fake
Nota ai testi
I vecchi manoscritti di Salem
Luther Blissett: Manifesto for a Fake Design
Streamliners in the Stream
Scritti e discorsi per Problemarket
Articoli di Egom Zorobian
A Milano, in una sera di pioggia
I bambini appesi
Foto di guerra
Il peso delle medaglie
La nazione di chi non ce l’ha
Research Interests:
Nel dicembre del 1977 apparve in alcune librerie milanesi un modesto fascicolo, 16 pagine ciclostilate e pinzate, senza neppure dorso. Era il primo numero di una rivista chiamata Un’ambigua utopia, che sarebbe durata sino al 1982,... more
Nel dicembre del 1977 apparve in alcune librerie milanesi un modesto fascicolo, 16 pagine ciclostilate e pinzate, senza neppure dorso. Era il primo numero di una rivista chiamata Un’ambigua utopia, che sarebbe durata sino al 1982, cambiando più volte formato e grafica. Prodotta da un collettivo di ex militanti di organizzazioni dell’estrema sinistra, si proponeva di “colmare la lacuna che esisteva nella cultura di sinistra nei confronti della fantascienza”. Il collettivo traeva il proprio nome dal sottotitolo di un classico del genere, il romanzo The Dispossessed di Ursula Le Guin (in italiano dapprima I reietti dell’altro pianeta, poi Quelli di Anarres). Si trattò di una delle tante esperienze di cui fu ricca la diaspora politico-culturale nata dal cosiddetto “movimento del 77”, una delle più bizzarre forse, ma anche, paradossalmente, delle più fertili. Tentando infatti una rivalutazione ma anche una lettura critica di un genere letterario e cinematografico tradizionalmente considerato “d’evasione”, e quindi guardato con sospetto tanto dagli intellettuali “impegnati” quanto dagli accademici, quella rivista si trovò a incrociare, con molte ingenuità ma anche con qualche insospettabile intuizione, molte delle strade del rinnovamento culturale italiano, a sinistra, di quel periodo. Sulle sue pagine si trovano echi della crisi della militanza come della “teoria dei bisogni” di Agnes Heller, della società dello spettacolo come della rivalutazione della “liberazione” contro la “rivoluzione”, del discorso femminista su un soggetto sessuato come della riscoperta di Nietzsche. Se oggi è scontato, nelle Università e sui media, trattare la fantascienza come un genere “adulto”, se non è più scandalo considerare Philip K. Dick e James G. Ballard come grandi scrittori, lo si deve certamente a Umberto Eco e a intellettuali come lui, ma in parte anche a questo collettivo di (allora) trentenni.
Attorno alla rivista il gruppo di Un’ambigua utopia costruì infatti tutta una serie di iniziative, di convegni, di pubblicazioni, che ebbero una certa eco sui media e nell’opinione pubblica (il libro Nei labirinti della fantascienza, edito nel 1979 da Feltrinelli, che vendette in un anno 10.000 copie, la contestazione del Congresso europeo di Fantascienza a Stresa nel 1980, l’apertura di una libreria, il festival Il gatto del Cheshire tenuto a Milano nel 1982, iniziativa pionieristica sui temi della simulazione e del virtuale). Questa pubblicazione ripropone la ristampa anastatica integrale dei nove numeri della rivista, integrata dagli interventi di due protagonisti di quel collettivo, Antonio Caronia e Giuliano Spagnul, che a partire da quella esperienza hanno costruito il loro successivo percorso artistico e teorico.
Un’ambigua utopia. Fantascienza, ribellione e radicalità negli anni 70.
A cura di Antonio Caronia e Giuliano Spagnul.
Ristampa integrale dei nove numeri della rivista (1977-1982) con introduzione dei curatori. In appendice un dibattito su Internet (1999-2001).
2 volumi di formato A4 di circa 250 pagg. l’uno.
Mimesis, Milano, 2009.
Attorno alla rivista il gruppo di Un’ambigua utopia costruì infatti tutta una serie di iniziative, di convegni, di pubblicazioni, che ebbero una certa eco sui media e nell’opinione pubblica (il libro Nei labirinti della fantascienza, edito nel 1979 da Feltrinelli, che vendette in un anno 10.000 copie, la contestazione del Congresso europeo di Fantascienza a Stresa nel 1980, l’apertura di una libreria, il festival Il gatto del Cheshire tenuto a Milano nel 1982, iniziativa pionieristica sui temi della simulazione e del virtuale). Questa pubblicazione ripropone la ristampa anastatica integrale dei nove numeri della rivista, integrata dagli interventi di due protagonisti di quel collettivo, Antonio Caronia e Giuliano Spagnul, che a partire da quella esperienza hanno costruito il loro successivo percorso artistico e teorico.
Un’ambigua utopia. Fantascienza, ribellione e radicalità negli anni 70.
A cura di Antonio Caronia e Giuliano Spagnul.
Ristampa integrale dei nove numeri della rivista (1977-1982) con introduzione dei curatori. In appendice un dibattito su Internet (1999-2001).
2 volumi di formato A4 di circa 250 pagg. l’uno.
Mimesis, Milano, 2009.
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Bilancio e riflessione sull'esperienza di Anna Adamolo nelle agitazioni anti-Gelmini del 2008/2009.
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Di fronte alle apocalittiche previsioni sulla morte del libro, Umberto Eco ha ragione: fino a che non si sarà trovata una tecnologia migliore e più semplice di un insieme di fogli di carta che si possono sfogliare e leggere comodamente in... more
Di fronte alle apocalittiche previsioni sulla morte del libro, Umberto Eco ha ragione: fino a che non si sarà trovata una tecnologia migliore e più semplice di un insieme di fogli di carta che si possono sfogliare e leggere comodamente in qualsiasi situazione (al tavolino, seduti in ...
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Page 1. ntonio Caronia Domenico Gallo oudini e Faust Breve storia del Cyberpunk Page 2. ... Page 4. Page 5. Antonio Caronia Domenico Gallo Houdini e Faust Breve storia del Cyberpunk Baldini &Castoldi Page 6. © 1997... more
Page 1. ntonio Caronia Domenico Gallo oudini e Faust Breve storia del Cyberpunk Page 2. ... Page 4. Page 5. Antonio Caronia Domenico Gallo Houdini e Faust Breve storia del Cyberpunk Baldini &Castoldi Page 6. © 1997 Baldini&Castoldi srl Milano ISBN 88-8089-216-9 Page 7. ...
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"Biblioteca e territorio" fu una rivista edita dall'Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano quando a reggerlo era Novella Sansoni (Pci). Entrai in contatto con quell'Assessorato all'epoca della preparazione dell'ultima... more
"Biblioteca e territorio" fu una rivista edita dall'Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano quando a reggerlo era Novella Sansoni (Pci). Entrai in contatto con quell'Assessorato all'epoca della preparazione dell'ultima iniziativa di "Un'ambigua utopia", la mostra/convegno "Il gatto del Cheshire", del maggio 1982.
I due saggi trattano, il primo, della presenza della scienza nella fantascienza tramite l'esame di tre teorie scientifiche immaginarie, la "psicostoria" (Asimov), la "teoria temporale generale" (Le Guin) e la "metalogica" (Delany); il secondo dei problemi e delle difficoltà della definizione della fantascienza come genere letterario. Entrambi rispecchiano le mie conoscenze e le mie riflessioni nei primi anni 1980.
I due saggi trattano, il primo, della presenza della scienza nella fantascienza tramite l'esame di tre teorie scientifiche immaginarie, la "psicostoria" (Asimov), la "teoria temporale generale" (Le Guin) e la "metalogica" (Delany); il secondo dei problemi e delle difficoltà della definizione della fantascienza come genere letterario. Entrambi rispecchiano le mie conoscenze e le mie riflessioni nei primi anni 1980.
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Questo saggio, dopo l'introduzione a "Nei labirinti della fantascienza", fu il primo saggio impegnativo che scrissi sulla fantascienza. Una parte di esso finì nell'articolo "È naturale che sia artificiale" uscito su Alfabeta nel 1981, che... more
Questo saggio, dopo l'introduzione a "Nei labirinti della fantascienza", fu il primo saggio impegnativo che scrissi sulla fantascienza. Una parte di esso finì nell'articolo "È naturale che sia artificiale" uscito su Alfabeta nel 1981, che oggi si può leggere in "Universi quasi paralleli".
Il convegno di Ferrara del 1980, più che le partecipazioni a convention e riunioni di appassionati, fu uno dei primi riconoscimenti che ricevette Un'ambigua utopia all'interno del mondo della cultura. Organizzato da una cooperativa di cultura cinematografica, la Charlie Chaplin (animata da Alberto Poggi - non ho più saputo nulla di loro), fu di fatto un confronto fra alcuni docenti universitari (Carlo Pagetti, Oriana Palusci, Vita Fortunati) e noi di Un'ambigua utopia, rappresentati, oltre che da me, da Domenico Gallo e Claudio Asciuti (Genova) e da una nutrita pattuglia di Pianeta Rosso di Napoli (Antonio Fabozzi, Adolfo Fattori, Nando Vitale, Gianni Mammoliti). Non ricordo se Daniele Brolli partecipò, ma nel libro c'è anche un suo bell'intervento.
Per venire al mio, vedrete che è ancora tutto dominato da una prospettiva baudrillardiana. Quel po' di terminologia foucaultiana che ogni tanto affiora dimostra chiaramente che quel poco di Foucault che avevo letto allora non l'avevo proprio capito. Però chi vuole può divertirsi a trovare l'embrione delle cose che ho sviluppato negli anni seguenti - alcune, forse, sino a oggi.
Il convegno di Ferrara del 1980, più che le partecipazioni a convention e riunioni di appassionati, fu uno dei primi riconoscimenti che ricevette Un'ambigua utopia all'interno del mondo della cultura. Organizzato da una cooperativa di cultura cinematografica, la Charlie Chaplin (animata da Alberto Poggi - non ho più saputo nulla di loro), fu di fatto un confronto fra alcuni docenti universitari (Carlo Pagetti, Oriana Palusci, Vita Fortunati) e noi di Un'ambigua utopia, rappresentati, oltre che da me, da Domenico Gallo e Claudio Asciuti (Genova) e da una nutrita pattuglia di Pianeta Rosso di Napoli (Antonio Fabozzi, Adolfo Fattori, Nando Vitale, Gianni Mammoliti). Non ricordo se Daniele Brolli partecipò, ma nel libro c'è anche un suo bell'intervento.
Per venire al mio, vedrete che è ancora tutto dominato da una prospettiva baudrillardiana. Quel po' di terminologia foucaultiana che ogni tanto affiora dimostra chiaramente che quel poco di Foucault che avevo letto allora non l'avevo proprio capito. Però chi vuole può divertirsi a trovare l'embrione delle cose che ho sviluppato negli anni seguenti - alcune, forse, sino a oggi.
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Dal 1974 al 1977 Giulio Maccacaro fu direttore della rivista "Sapere", attorno a cui si raccolsero in quegli anni molti dei gruppi e dei singoli che facevano attività di analisi e di critica della scienza in relazione ai movimenti di... more
Dal 1974 al 1977 Giulio Maccacaro fu direttore della rivista "Sapere", attorno a cui si raccolsero in quegli anni molti dei gruppi e dei singoli che facevano attività di analisi e di critica della scienza in relazione ai movimenti di opposizione sociale e politica (un esempio per tutti, Medicina democratica). Alla morte di Maccacaro, nel 1977, il Pci, che aveva sempre mal tollerato quella corrente politica e culturale (definendo addirittura il fisico Marcello Cini un "epistemologo della domenica") cominciò un lavoro di discredito di quel gruppo, che venne accusato di connivenza o di fiancheggiamento del terrorismo. Il nuovo direttore di "Sapere", Carlo Bernardini, appoggiò e tollerò questa operazione, emarginando sempre di più gli ex collaboratori di Maccacaro nella rivista.
Questo gruppo fondò quindi, nei primi anni 1980, una nuova rivista, "SE Scienza Esperienza", che fu diretta da Giovanni Cesareo, un ex giornalista dell'Unità che aveva sempre nutrito vasti interessi e incoraggiato una metodologia transdisciplinare. Redattore capo era Rossella Bertolazzi. In seguito alla pubblicazione del mio libretto "Il cyborg", nel 1985, io venni coinvolto nel progetto, entrando quindi nella redazione di "SE Scienza esperienza" con il compito di seguire proprio i temi dell'immaginario scientifico e tecnologico. Questa è l'introduzione al Dossier sull'immaginario scientifico che segnò l'inizio del mio lavoro in quella rivista.
Questo gruppo fondò quindi, nei primi anni 1980, una nuova rivista, "SE Scienza Esperienza", che fu diretta da Giovanni Cesareo, un ex giornalista dell'Unità che aveva sempre nutrito vasti interessi e incoraggiato una metodologia transdisciplinare. Redattore capo era Rossella Bertolazzi. In seguito alla pubblicazione del mio libretto "Il cyborg", nel 1985, io venni coinvolto nel progetto, entrando quindi nella redazione di "SE Scienza esperienza" con il compito di seguire proprio i temi dell'immaginario scientifico e tecnologico. Questa è l'introduzione al Dossier sull'immaginario scientifico che segnò l'inizio del mio lavoro in quella rivista.
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Un saggio su comprensioni e incomprensioni delle teorie scientifiche nella fantascienza.
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Nel 1985, a Cervia, partecipai al Festival nazionale dei burattini e delle figure "Arrivano dal mare!", organizzato dal 1975 dal Centro teatrale di figura, animato da Stefano Giunchi (http://www.arrivanodalmare.it/). In che veste vi... more
Nel 1985, a Cervia, partecipai al Festival nazionale dei burattini e delle figure "Arrivano dal mare!", organizzato dal 1975 dal Centro teatrale di figura, animato da Stefano Giunchi (http://www.arrivanodalmare.it/). In che veste vi partecipai, con la complicità del neonato Teatro delle Albe di Ravenna, lo racconterò un'altra volta. Fu una storia complessa ma divertente.
Contaminato dall'entusiasmo per la tecnologia in quella fase aurorale dell'era digitale in Italia, anche un organismo che si occupava di attività tradizionali e paleotecnologiche come il Centro teatrale di figura di Cervia decise un'incursione nei nuovi campi, almeno dal punto di vista dell'immaginario. Così Giunchi mi chiese di scrivere una breve storia degli esseri artificiali, da quelli del mito agli automi ai robot, da pubblicare sulla rivista del centro, "Burattini". Lo feci. Queste sono le quattro puntate in cui si articolò la mia "ministoria dei robot".
Contaminato dall'entusiasmo per la tecnologia in quella fase aurorale dell'era digitale in Italia, anche un organismo che si occupava di attività tradizionali e paleotecnologiche come il Centro teatrale di figura di Cervia decise un'incursione nei nuovi campi, almeno dal punto di vista dell'immaginario. Così Giunchi mi chiese di scrivere una breve storia degli esseri artificiali, da quelli del mito agli automi ai robot, da pubblicare sulla rivista del centro, "Burattini". Lo feci. Queste sono le quattro puntate in cui si articolò la mia "ministoria dei robot".
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Secondo dossier sull'immaginario scientifico per la rivista "SE Scienza esperienza". L'occasione venne da due importanti eventi del 1986: l'apertura a Parigi della Villette con la mostra "L'imaginaire scientifique", organizzata dalla ISSA... more
Secondo dossier sull'immaginario scientifico per la rivista "SE Scienza esperienza". L'occasione venne da due importanti eventi del 1986: l'apertura a Parigi della Villette con la mostra "L'imaginaire scientifique", organizzata dalla ISSA di Trieste per impulso di due fisici della statura di Paolo Budinich e Paolo Borsellino (quest'ultimo era stato mio professore all'Università di Genova negli anni 1960); e la XLII Biennale d'arte di Venezia, che aveva come tema centrale "Arte e scienza".
I testi che scrissi per il dossier furono:
- l'introduzione generale ("I tre volti dell'immaginario scientifico"), in cui cercavo di fare qualche passo avanti rispetto al mio testo sullo stesso tema dell'anno prima, e analizzavo brevemente i lavori di Gianni Toti per la mostra di Parigi;
- un'intervista a Giorgio Celli, curatore per Venezia della sezione "Arte e biologia";
- una recensione dell'installazione "La stanza delle pulegge" di Palo Gallerani all'interno della mostra "Il luogo del lavoro" della Triennale di Milano;
- un box divulgativo sui frattali, che tanta parte avevano nei lavori esposti a Parigi.
I testi che scrissi per il dossier furono:
- l'introduzione generale ("I tre volti dell'immaginario scientifico"), in cui cercavo di fare qualche passo avanti rispetto al mio testo sullo stesso tema dell'anno prima, e analizzavo brevemente i lavori di Gianni Toti per la mostra di Parigi;
- un'intervista a Giorgio Celli, curatore per Venezia della sezione "Arte e biologia";
- una recensione dell'installazione "La stanza delle pulegge" di Palo Gallerani all'interno della mostra "Il luogo del lavoro" della Triennale di Milano;
- un box divulgativo sui frattali, che tanta parte avevano nei lavori esposti a Parigi.
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Riflettendo sugli equivoci esistenti intorno al discorso dell'immaginario scientifico, cercavo con questo saggio di indagare analogie e differenze tra le influenze reciproche fra immaginario e tecnlogia. Il discorso, basato... more
Riflettendo sugli equivoci esistenti intorno al discorso dell'immaginario scientifico, cercavo con questo saggio di indagare analogie e differenze tra le influenze reciproche fra immaginario e tecnlogia.
Il discorso, basato sull'impostazione antropologica di Leroi-Gourhan, partiva dallla valorizzazione delle "arti meccaniche" a opera dell'Encyclopédie, passava per la reazione romantica, da Novalis sino alla variante tardo-vittoriana di William Morris, proseguiva con Kafka e Mumford per giungere sino all'atmosfera postmoderna e alla mostra "Les Immateriaux" di Lyotard del 1985. Introduceva anche il lavoro di "critica culturale" sul tema di Michel Benamou, uno studioso statunitense ignorato in Italia, tanto prima che dopo il mio saggio.
Il discorso, basato sull'impostazione antropologica di Leroi-Gourhan, partiva dallla valorizzazione delle "arti meccaniche" a opera dell'Encyclopédie, passava per la reazione romantica, da Novalis sino alla variante tardo-vittoriana di William Morris, proseguiva con Kafka e Mumford per giungere sino all'atmosfera postmoderna e alla mostra "Les Immateriaux" di Lyotard del 1985. Introduceva anche il lavoro di "critica culturale" sul tema di Michel Benamou, uno studioso statunitense ignorato in Italia, tanto prima che dopo il mio saggio.
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Nel 1987 uno spin-off del lavoro sull'immaginario scientifico e tecnologico sviluppato l'anno precedente su "SE Scienza esperienza" fu quello sulle trasformazioni che stavano investendo i musei della scienza in tutto il mondo (molto più... more
Nel 1987 uno spin-off del lavoro sull'immaginario scientifico e tecnologico sviluppato l'anno precedente su "SE Scienza esperienza" fu quello sulle trasformazioni che stavano investendo i musei della scienza in tutto il mondo (molto più limitatamente in Italia), con un nuovo mix fra spettacolarizzazione della scienza e interattività. Ne nacque questo dossier, "La scienza in scena".
Costruii questo dossier (che aveva interviste con vari scienziati, qui non riportate) con Enrico Miotto, un giovane fisico che all'epoca lavorava al Planetario di Milano (si trasferì poi al Museo della Scienza e della Tecnologia, dove è rimasto sino ad oggi), che avevo conosciuto negli anni 1970 quando lavoravo a "Bandiera rossa" (il giornale dei trockisti italiani), e che aveva partecipato anche all'esperienza di "Un'ambigua utopia".
Nel saggio "Elettroni stelle e palloni" che apriva il dossier Enrico e io ricostruivamo storicamente il fenomeno della scienza spettacolarizzata nell'ambito della più generale tematica della divulgazione scientifica, ricorrendo alla categoria del "meraviglioso scientifico", per arrivare sino al fenomeno recente degli "science centers" interattivi.
Seguivano infatti tre schede sull'Exploratorium di San Francisco, il prototipo di questi musei di nuova concezione, sulla Géode della Villette di Parigi, appena creata, e su una mostra scientifica torinese, Experimenta, che sembrava allora candidarsi a essere la prima esperienza italiana del genere (ma non si sviluppò, e negli anni seguenti emerse invece la Città della Scienza di Bagnoli).
Costruii questo dossier (che aveva interviste con vari scienziati, qui non riportate) con Enrico Miotto, un giovane fisico che all'epoca lavorava al Planetario di Milano (si trasferì poi al Museo della Scienza e della Tecnologia, dove è rimasto sino ad oggi), che avevo conosciuto negli anni 1970 quando lavoravo a "Bandiera rossa" (il giornale dei trockisti italiani), e che aveva partecipato anche all'esperienza di "Un'ambigua utopia".
Nel saggio "Elettroni stelle e palloni" che apriva il dossier Enrico e io ricostruivamo storicamente il fenomeno della scienza spettacolarizzata nell'ambito della più generale tematica della divulgazione scientifica, ricorrendo alla categoria del "meraviglioso scientifico", per arrivare sino al fenomeno recente degli "science centers" interattivi.
Seguivano infatti tre schede sull'Exploratorium di San Francisco, il prototipo di questi musei di nuova concezione, sulla Géode della Villette di Parigi, appena creata, e su una mostra scientifica torinese, Experimenta, che sembrava allora candidarsi a essere la prima esperienza italiana del genere (ma non si sviluppò, e negli anni seguenti emerse invece la Città della Scienza di Bagnoli).
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Questa fu una delle poche occasioni in cui, dopo la mia tormentata laurea in matematica nel 1972, misi in gioco le mie conoscenze in quel settore nel nuovo campo che mi ero scelto (quello del lavoro culturale e politico nelle "scienze... more
Questa fu una delle poche occasioni in cui, dopo la mia tormentata laurea in matematica nel 1972, misi in gioco le mie conoscenze in quel settore nel nuovo campo che mi ero scelto (quello del lavoro culturale e politico nelle "scienze umane") dopo il 1978. I frattali erano un argomento in gran voga all'inizio dell'era digitale. Nel dossier sull'immaginario scientifico uscito su "SE Scienza esperienza" nel 1986 avevo già brevemente spiegato cos'erano. In questo nuovo dossier del 1987 (preparato, come l'altro sui nuovi musei della scienza, insieme a Enrico Miotto), cercammo di spiegare meglio che cosa fossero, come fossero nati, a che cosa servissero nella scienza e nelle tecnologie dell'immagine.
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Questo è l'ultimo lavoro di un certo respiro che feci per "SE Scienza esperienza", che di lì a poco chiuse i battenti. Derivò da una "commissione" specifica che mi fece il direttore, Giovanni Cesareo, che di futurologia ne sapeva... more
Questo è l'ultimo lavoro di un certo respiro che feci per "SE Scienza esperienza", che di lì a poco chiuse i battenti. Derivò da una "commissione" specifica che mi fece il direttore, Giovanni Cesareo, che di futurologia ne sapeva parecchio più di me, nella speranza che il mio sguardo allenato alla lettura della fantascienza potesse generare qualche nuovo "insight" sull'argomento - o forse solo che io fossi in grado di esporre passabilmente i fondamenti della disciplina. Studiai un po', lessi testi in un campo che non conoscevo (e che non frequentai più dopo quell'episodio), e partorii l'articolo "C'è un futurologo nel vostro futuro". A completamento, feci un pezzo classico sulle incapacità degli autori di fs a prevedere davvero il futuro ("Prevedere con la fantasia"). Il pezzo forte del dossier, naturalmente, erano testi dell'Institute for the Future di Paul Baran, procurati da Cesareo, non i miei.
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Un articolo sulle biotecnologie dal punto di vista dell'economia e dell'immaginario. Tenete conto che è del 1988 :-) Se non ricordo male, a indirizzarmi a "Politica ed economia" fu il compianto Riccardo Mancini (la metà sensata della... more
Un articolo sulle biotecnologie dal punto di vista dell'economia e dell'immaginario. Tenete conto che è del 1988 :-)
Se non ricordo male, a indirizzarmi a "Politica ed economia" fu il compianto Riccardo Mancini (la metà sensata della coppia ErreEmmeDibbì che scriveva di fs sul manifesto in quegli anni - la metà fuori di testa, Daniele Barbieri, sta ancora in campo). Scrissi qualcosa su quella rivista fra il 1987 e l'89.
Se non ricordo male, a indirizzarmi a "Politica ed economia" fu il compianto Riccardo Mancini (la metà sensata della coppia ErreEmmeDibbì che scriveva di fs sul manifesto in quegli anni - la metà fuori di testa, Daniele Barbieri, sta ancora in campo). Scrissi qualcosa su quella rivista fra il 1987 e l'89.
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Un articolo sul cambiamento del concetto e della pratica di "viaggio" nella nascente era digitale. Si parla di Virilio, di Ballard, e via dicendo. "Strip" fu una rivista napoletana (diretta, se non mi ricordo male, da Bruno Arpaia, oggi... more
Un articolo sul cambiamento del concetto e della pratica di "viaggio" nella nascente era digitale. Si parla di Virilio, di Ballard, e via dicendo.
"Strip" fu una rivista napoletana (diretta, se non mi ricordo male, da Bruno Arpaia, oggi affermato ispanista e latinoamericanista) che sorse più o meno attorno alla mostra "Futuro remoto". Futuro remoto, con cui collaborai fin dalla sua nascita e per diversi anni (anche con una installazione, "Il collasso dell'utopia", pensata e realizzata con Maria Gallo), fu praticamente l'incubatore dell'attuale Città della Scienza di Bagnoli, ideata realizzata e diretta da Vittorio Silvestrini, che oggi rischia di chiudere i battenti a causa della criminale politica governativa di taglio indiscriminato ai fondi per la cultura.
"Strip" fu una rivista napoletana (diretta, se non mi ricordo male, da Bruno Arpaia, oggi affermato ispanista e latinoamericanista) che sorse più o meno attorno alla mostra "Futuro remoto". Futuro remoto, con cui collaborai fin dalla sua nascita e per diversi anni (anche con una installazione, "Il collasso dell'utopia", pensata e realizzata con Maria Gallo), fu praticamente l'incubatore dell'attuale Città della Scienza di Bagnoli, ideata realizzata e diretta da Vittorio Silvestrini, che oggi rischia di chiudere i battenti a causa della criminale politica governativa di taglio indiscriminato ai fondi per la cultura.
Research Interests:
I miei primi passi sul terreno della mediologia furono abbastanza confusi, come testimonia questo saggetto pubblicato su Segnocinema (una rivista che, prima di Duel, fu abbastanza attenta a quello che accadeva attorno all'universo... more
I miei primi passi sul terreno della mediologia furono abbastanza confusi, come testimonia questo saggetto pubblicato su Segnocinema (una rivista che, prima di Duel, fu abbastanza attenta a quello che accadeva attorno all'universo cinematografico). Tutto sommato, forse, qui la cosa migliore è il gioco di parole del titolo che (al contrario di quanto si può pensare) è mio.
Si potrà vedere, comunque, che il tema delle referenzialità dell'immagine che Enrico Livraghi e io affrontammo nel volume collettivo "L'arte nell'era della producibilità digitale" nel 2006, non mi era del tutto estraneo anche in anni precedenti.
Si potrà vedere, comunque, che il tema delle referenzialità dell'immagine che Enrico Livraghi e io affrontammo nel volume collettivo "L'arte nell'era della producibilità digitale" nel 2006, non mi era del tutto estraneo anche in anni precedenti.
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Questo è il mio primo scritto di un certo respiro su P.K. Dick. Venne presentato come relazione al convegno sull'autore americano tenuto alla Convention di fs di Courmayeur nell'aprile del 1988, che fu la più importante iniziativa... more
Questo è il mio primo scritto di un certo respiro su P.K. Dick. Venne presentato come relazione al convegno sull'autore americano tenuto alla Convention di fs di Courmayeur nell'aprile del 1988, che fu la più importante iniziativa dedicata a Dick in Italia prima del convegno di Torino del 2003 (di cui, purtroppo, non sono mai stati pubblicati gli atti). A Courmayeur parlò ovviamente Carlo Pagetti che aprì il convegno, e poi Jonathan Benison, Claudio Asciuti, Domenico Gallo, Salvatore Proietti, Oriana Palusci e Piergiorgio Nicolazzini. Nel volume si aggiunsero poi Giuseppe Panella, Bruno Vaccari e Gabriele Frasca (che a Dick dedicò poi non uno, ma addirittura due ottimi libri).
Il tema di questo saggio è enunciato nel titolo, ed è quello dei media. Tema centrale in Dick, va da sè, e tema che stava diventando caro anche a me lungo tutti gli anni ottanta (tanto che anche oggi alcuni credono cho io sia un "mediologo": smentisco, soprattutto a difesa della categoria - dei mediologi, intendo). Credo di avere affrontato il tema con una certa ampiezza - maggiore, certamente, per ovvie ragioni, rispetto alla voce "Media" dell'enciclopedia dickiana "La macchina della paranoia" che ho scritto con Gallo. Anche l'impostazione di quella voce, com'è forse ovvio, è un po' diversa, essendo passati nel frattempo quasi vent'anni e avendo io (mi illudo) maturato il mio pensiero e affinato i miei strumenti. Insomma, del materiale di questo saggio abbastanza poco è stato trasfuso in quel libro e nelle altre cose ho scritto su Dick nel corso degli anni. Oltretutto il libro "Il sogno dei simulacri " è ormai introvabile, quindi oggi il saggio è quasi come se fosse inedito.
Ma c'è un'altra curiosità. "Inchiostro acquoso etc." fu la prima e ultima occasione in cui utilizzai come strumento critico i famosi (o famigerati) "quadrati semiotici" di Greimas (sulla scorta, come si capisce anche dal testo, di Jameson). Il fatto che io non abbia proseguito su quella strada dovrebbe bastare a far capire al lettore come la pensi oggi su quello strumento. Comunque può essere divertente vedermi alle prese con questi buffi grafici, che a suo tempo affascinarono più di un critico (non solo Jameson).
Il tema di questo saggio è enunciato nel titolo, ed è quello dei media. Tema centrale in Dick, va da sè, e tema che stava diventando caro anche a me lungo tutti gli anni ottanta (tanto che anche oggi alcuni credono cho io sia un "mediologo": smentisco, soprattutto a difesa della categoria - dei mediologi, intendo). Credo di avere affrontato il tema con una certa ampiezza - maggiore, certamente, per ovvie ragioni, rispetto alla voce "Media" dell'enciclopedia dickiana "La macchina della paranoia" che ho scritto con Gallo. Anche l'impostazione di quella voce, com'è forse ovvio, è un po' diversa, essendo passati nel frattempo quasi vent'anni e avendo io (mi illudo) maturato il mio pensiero e affinato i miei strumenti. Insomma, del materiale di questo saggio abbastanza poco è stato trasfuso in quel libro e nelle altre cose ho scritto su Dick nel corso degli anni. Oltretutto il libro "Il sogno dei simulacri " è ormai introvabile, quindi oggi il saggio è quasi come se fosse inedito.
Ma c'è un'altra curiosità. "Inchiostro acquoso etc." fu la prima e ultima occasione in cui utilizzai come strumento critico i famosi (o famigerati) "quadrati semiotici" di Greimas (sulla scorta, come si capisce anche dal testo, di Jameson). Il fatto che io non abbia proseguito su quella strada dovrebbe bastare a far capire al lettore come la pensi oggi su quello strumento. Comunque può essere divertente vedermi alle prese con questi buffi grafici, che a suo tempo affascinarono più di un critico (non solo Jameson).
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Non chiedetemi perché queste mie peregrine elucubrazioni su marionette, robot e rapporto uomo-macchina (che scomodano da Valéry a Bateson) siano state pubblicate nel catalogo di una corposa rassegna dedicata al coreografo William... more
Non chiedetemi perché queste mie peregrine elucubrazioni su marionette, robot e rapporto uomo-macchina (che scomodano da Valéry a Bateson) siano state pubblicate nel catalogo di una corposa rassegna dedicata al coreografo William Forsythe. La colpa è di Marinella Guatterini, giustamente convinta che per capire una personalità tentacolare come quella di Forsythe ci fosse bisogno di punti di vista disparati e anche lontani dalla danza (nel mio caso particolare, dubito di avere dato un contributo apprezzabile, ma...).
Il catalogo, comunque, era bellissimo - una scatola di cellofan con dentro libretti e oggetti, tra cui una rosa - lo conservo ancora con emozione. Mi dispiace che non possiate vederlo.
Il catalogo, comunque, era bellissimo - una scatola di cellofan con dentro libretti e oggetti, tra cui una rosa - lo conservo ancora con emozione. Mi dispiace che non possiate vederlo.
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Il risultato della mia prima partecipazione a un convegno di anglisti e anglo-americanisti. Per la prima volta (credo) mi azzardavo a scrivere qualcosa su Burroughs. Risultato modesto, credo, ma quello che conta è l'impegno.
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Un articolo sulle installazioni e le performance col laser del gruppo Krypton (Giancarlo Cauteruccio).
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Rapporti tra i robot della fantascienza e i robot industriali. Dagli uomini meccanici del mito all'Intelligenza Artificiale. (Così, un po' a volo d'uccello. La mostra era grande, ma lo spazio in catalogo era poco. ABB vuol dire "Asea... more
Rapporti tra i robot della fantascienza e i robot industriali.
Dagli uomini meccanici del mito all'Intelligenza Artificiale.
(Così, un po' a volo d'uccello. La mostra era grande, ma lo spazio in catalogo era poco. ABB vuol dire "Asea Brown Boveri").
Dagli uomini meccanici del mito all'Intelligenza Artificiale.
(Così, un po' a volo d'uccello. La mostra era grande, ma lo spazio in catalogo era poco. ABB vuol dire "Asea Brown Boveri").
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Fra gli anni ottanta e novanta si consumò il rilancio dei fumetti americani di supereroi, nella rinnovata competizione fra DC Comics e Marvel. Anche l'Italia venne investita da quell'ondata, che fu l'ultima prima del dilagare dei manga e... more
Fra gli anni ottanta e novanta si consumò il rilancio dei fumetti americani di supereroi, nella rinnovata competizione fra DC Comics e Marvel. Anche l'Italia venne investita da quell'ondata, che fu l'ultima prima del dilagare dei manga e il trasferirsi sullo schermo di Superman, Batman, Uomo ragno, X Men, Iron Man e via esagerando.
In un libretto dedicato all'analisi di quei fumetti io mi dedicai a una embrionale analisi dellla funzione e dell'immagine della scienza, soprattutto in casa Marvel.
"Ma naturalmente le spire del corpo di Mr. Fantastic al fondo redimono anche i grumi pietrosi del corpo infelice della Cosa, e segnano una cesura nell'immaginario dei supereroi di non poca importanza. Quel corpo è solo una metafora della mente di Reed Richards, “ il più grande cervello dai tempi di Einstein”? O è una straordinaria premonizione del corpo immateriale che avrebbe cominciato a imporsi verso la fine degli anni Ottanta con l'estendersi delle immagini sintetiche e la nascita delle realtà virtuali? Io vorrei suggerire che esso sia anche un riflesso della duttilità e della versatilità di una scienza che comincia ad essere percepita non più come un 'corpo' massiccio e imponente di conoscenze e di applicazioni, ma come un sistema complesso, articolato, anche contraddittorio, certamente più problematico. Il duello tra Reed Richards e le braccia meccaniche del Dottor Octopus rappresenta una ripresa molto interessante del tema dello scontro tra due diverse concezioni della scienza, e con essa dell'etica, dei rapporti fra gli uomini: un duello in cui la normalità e la razionalità non schiacciano del tutto l'alienità della malattia mentale, tentano sempre di lasciarle una via d'uscita, quasi di riconoscerle comunque una dignità, una possibilità comunicativa."
In un libretto dedicato all'analisi di quei fumetti io mi dedicai a una embrionale analisi dellla funzione e dell'immagine della scienza, soprattutto in casa Marvel.
"Ma naturalmente le spire del corpo di Mr. Fantastic al fondo redimono anche i grumi pietrosi del corpo infelice della Cosa, e segnano una cesura nell'immaginario dei supereroi di non poca importanza. Quel corpo è solo una metafora della mente di Reed Richards, “ il più grande cervello dai tempi di Einstein”? O è una straordinaria premonizione del corpo immateriale che avrebbe cominciato a imporsi verso la fine degli anni Ottanta con l'estendersi delle immagini sintetiche e la nascita delle realtà virtuali? Io vorrei suggerire che esso sia anche un riflesso della duttilità e della versatilità di una scienza che comincia ad essere percepita non più come un 'corpo' massiccio e imponente di conoscenze e di applicazioni, ma come un sistema complesso, articolato, anche contraddittorio, certamente più problematico. Il duello tra Reed Richards e le braccia meccaniche del Dottor Octopus rappresenta una ripresa molto interessante del tema dello scontro tra due diverse concezioni della scienza, e con essa dell'etica, dei rapporti fra gli uomini: un duello in cui la normalità e la razionalità non schiacciano del tutto l'alienità della malattia mentale, tentano sempre di lasciarle una via d'uscita, quasi di riconoscerle comunque una dignità, una possibilità comunicativa."
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Accademicamente parlando, negli anni novanta ero un selvaggio. Non insegnavo da nessuna parte, ma, avendo pubblicato "Il cyborg" nel 1985, venivo guardato con qualche simpatia da quei (pochissimi) accademici che volevano introdurre... more
Accademicamente parlando, negli anni novanta ero un selvaggio. Non insegnavo da nessuna parte, ma, avendo pubblicato "Il cyborg" nel 1985, venivo guardato con qualche simpatia da quei (pochissimi) accademici che volevano introdurre nell'università qualche argomento meno stantio e qualche punto di vista un po' più legato alle trasformazioni sociali e tecnologiche di quegli anni. Carlo Pagetti, allora, era uno di quei pochissimi. A lui devo alcuni inviti a convegni ufficiali di cattedre e associazioni accademiche (in genere di anglisti o anglo-americanisti). Questo è il primo effetto di quegli inviti.
Questo paper parla di James Ballard, John Brunner, Italo Calvino, Renè Thom e la teoria delle catastrofi, H.P. Locvecraft, e ovviamente di me stesso (come sempre, anche se non ci sono note a piè di pagina sull'argomento).
Questo paper parla di James Ballard, John Brunner, Italo Calvino, Renè Thom e la teoria delle catastrofi, H.P. Locvecraft, e ovviamente di me stesso (come sempre, anche se non ci sono note a piè di pagina sull'argomento).
Sinceramente non riesco a ricostruire, né con l'aiuto della memoria né con documenti, l'origine precisa di questo scritto. Non ho trovato neppure le domande a cui esso risponde. Qualcuno me le ha mandate, e io ho risposto, ma escludo... more
Sinceramente non riesco a ricostruire, né con l'aiuto della memoria né con documenti, l'origine precisa di questo scritto. Non ho trovato neppure le domande a cui esso risponde. Qualcuno me le ha mandate, e io ho risposto, ma escludo comunque che queste risposte siano mai state pubblicate. Il filo dell'argomentazione è del tutto comprensibile anche in assenza delle domande, e il testo può essere interessante per chi voglia sapere che cosa pensavo sull'argomento "fantascienza" venti anni fa (e come vedrete, nell'essenziale, almeno su questo non ho cambiato idea).
Un'occasionale collaborazione con la radio della Svizzera italiana mediata da Sylvie Coyaud, con la quale allora collaboravo alla trasmissione di divulgazione scientifica "Il ciclotrone" di Radio popolare. Qui si parla di tecnologie... more
Un'occasionale collaborazione con la radio della Svizzera italiana mediata da Sylvie Coyaud, con la quale allora collaboravo alla trasmissione di divulgazione scientifica "Il ciclotrone" di Radio popolare. Qui si parla di tecnologie informatiche, di materiale e immateriale, etc. Le solite cose di quegli anni, insomma.
Nel 1992, alle edizioni Telemaco di Bologna, Daniele Brolli e io pensammo a un libro collettivo su "Il pasto nudo" di William Burroughs. Se non ricordo male, il progetto naufragò insieme con la casa editrice l'anno dopo (e finì anche la... more
Nel 1992, alle edizioni Telemaco di Bologna, Daniele Brolli e io pensammo a un libro collettivo su "Il pasto nudo" di William Burroughs. Se non ricordo male, il progetto naufragò insieme con la casa editrice l'anno dopo (e finì anche la rivista "Cyborg" e un sacco di altre cose). Ma io ero così entusiasta, avendo da poco riscoperto WSB e avendo letto Naked Lunch in originale (capendoci un po' di più che in traduzione), che mi ero messo a scrivere almeno la parte "filologica". Il lettore tenga conto che all'epoca Adelphi non aveva ancora deciso di pubblicare, ritradotta, l'opera del "fuorilegge della letteratura". L'edizione italiana di cui si parla in questo testo è quindi quella (piena di luci e ombre) di Sugar, l'unica allora disponibile.
Nel 1992 organizzai per ARCI NOVA una iniziativa (mostra e convegno) su realtà virtuali e cyberpunk. "Giù nel ciberspazio" ebbe una vita travagliata soprattutto per i partner inaffidabili con cui l'ARCI e io ci trovammo a dover... more
Nel 1992 organizzai per ARCI NOVA una iniziativa (mostra e convegno) su realtà virtuali e cyberpunk. "Giù nel ciberspazio" ebbe una vita travagliata soprattutto per i partner inaffidabili con cui l'ARCI e io ci trovammo a dover collaborare, ma ebbe comunque un certo successo. Questa è l'introduzione che feci al modesto catalogo.
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Gli anni 1990 furono il mio periodo di maggior coinvolgimento professionale nel mondo del fumetto. Per una serie di motivi (forse di equivoci) tra il 1993 e il 1995 lavorai nella redazione dell'edizione italiana di Batman pubblicata dalla... more
Gli anni 1990 furono il mio periodo di maggior coinvolgimento professionale nel mondo del fumetto. Per una serie di motivi (forse di equivoci) tra il 1993 e il 1995 lavorai nella redazione dell'edizione italiana di Batman pubblicata dalla Glénat Italia (marchio Rizzoli). Ero il braccio destro di Fulvia Serra, che figurava come direttrice ma era oberata di altri lavori, priva di grandi competenze specifiche e forse anche di interesse. Di fatto io ero responsabile della programmazione del materiale (la cosiddetta "continuity"), della posta coi lettori, degli scarni apparati critici e delle traduzioni degli episodi più importanti.
Le polemiche con gli appassionati infuriavano, e io mi trovavo a dover mediare fra una politica editoriale (non decisa da me) quanto meno discutibile, e le rimostranze dei lettori e dei fan. Questi due interventi, comparsi nel 1993 e nel 1994 nelle pubblicazioni di Lucca Fumetto, testimoniano però che mi ero guadagnato, almeno in parte, la fiducia degli appassionati.
Le polemiche con gli appassionati infuriavano, e io mi trovavo a dover mediare fra una politica editoriale (non decisa da me) quanto meno discutibile, e le rimostranze dei lettori e dei fan. Questi due interventi, comparsi nel 1993 e nel 1994 nelle pubblicazioni di Lucca Fumetto, testimoniano però che mi ero guadagnato, almeno in parte, la fiducia degli appassionati.
Un'introduzione alle realtà virtuali, scritta nel 1993 per la rivista di cinema di Gianni Canova.
È poco più che un corsivo, una polemica aspra e fuori dai denti con Furio Colombo a proposito di sue tentazioni "proibizioniste" (almeno, a me così parevano allora). "Realtà virtuale" era una specie di rivista/bollettino a circolazione... more
È poco più che un corsivo, una polemica aspra e fuori dai denti con Furio Colombo a proposito di sue tentazioni "proibizioniste" (almeno, a me così parevano allora). "Realtà virtuale" era una specie di rivista/bollettino a circolazione limitata animata da Francesco Gardin, all'epoca docente all'Università di Milano e coinvolto in una delle prima start up italiane sulle RV.
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"Alphaville" è una delle cose realizzate negli anni 1990 con Daniele Brolli che mi sono più care. Si trattava di una rivista-libro dedicata a "temi e luoghi dell'immaginario di genere". Voleva essere un laboratorio di studi e di proposte... more
"Alphaville" è una delle cose realizzate negli anni 1990 con Daniele Brolli che mi sono più care. Si trattava di una rivista-libro dedicata a "temi e luoghi dell'immaginario di genere". Voleva essere un laboratorio di studi e di proposte su fantascienza, horror e generi affini (nella letteratura, nel fumetto e nel cinema) declinati al modo che ci piaceva, cioè approfondito e riflessivo ma non accademico. Date le difficoltà editoriali ne uscirono solo due numeri, a grande distanza di tempo, ma entrambi indicati come "n. 1", perché l'editore nel frattempo era cambiato. Il primo, uscito per Telemaco nel 1992, era dedicato a "La svolta degli anni 80: cyberpunk, splatterpunk etc."; il secondo, pubblicato da Phoenix nel 1998, era dedicato ai temi del falso e delle riscritture, in senso lato alla serialità. La lunghezza dei nostri tempi progettuali è testimoniata dal fatto che il primo nucleo dell'idea venne presentato già nel 1993 a un convegno al Mystfest di Cattolica (a cui io lavoravo in quegli anni).
Qui trovate entrambi i testi, il primo (quello del Mystfest) solo mio, il secondo pensato e scritto da Daniele Brolli e da me.
Qui trovate entrambi i testi, il primo (quello del Mystfest) solo mio, il secondo pensato e scritto da Daniele Brolli e da me.
Fra il 1993 e il 1998, Virtual fu una rivista che accompagnò in Italia la nascita di un interesse e una sensibilità per la cultura digitale, incrociando l'informazione sulle tecnologie con la riflessione sul loro impatto sulla vita... more
Fra il 1993 e il 1998, Virtual fu una rivista che accompagnò in Italia la nascita di un interesse e una sensibilità per la cultura digitale, incrociando l'informazione sulle tecnologie con la riflessione sul loro impatto sulla vita quotidiana, le culture, gli immaginari. Mensile diretto con competenza, passione e attenzione da Stefania Garassini, Virtual non fu certamente una rivista underground. Era mainstream, ma lo era con misura e discrezione, e soprattutto non indulgeva mai alla semplificazione grossolana, alla deformazione scandalistica e allo hype. Fu una scuola per tutti coloro che vi scrissero (la parte migliore, credo, della scena digitala italiana di quegli anni) e - spero - per molti di quelli che lo leggevano, e che erano, ahimé, troppo pochi. Dopo cinque anni la rivista chiuse.
Io fui editorialista di Virtual dal primo all'ultimo numero, con una rubrica che si chiamava "Il filosofo e la farfalla", ma scrivevo spesso anche articoli più lunghi. Questo è il primo, la prima puntata di un'inchiesta sulla scena cyberpunk italiana, dedicata (va da sé) a "Decoder" e alla Shake edizioni.
Io fui editorialista di Virtual dal primo all'ultimo numero, con una rubrica che si chiamava "Il filosofo e la farfalla", ma scrivevo spesso anche articoli più lunghi. Questo è il primo, la prima puntata di un'inchiesta sulla scena cyberpunk italiana, dedicata (va da sé) a "Decoder" e alla Shake edizioni.
Un articolo sui rapporti fra corpo e tecnologia nell'immaginario, nella letteratura e nell'arte (case studies: Stelarc e Orlan).
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Un altro esito delle mie brevi frequentazioni dei convegni di anglisti e americanisti. Ovviamente gli ingredienti sono gli stessi che si trovano in altri miei testi pubblicati in quegli anni. Cambiano solo il mix, le proporzioni e i tempi... more
Un altro esito delle mie brevi frequentazioni dei convegni di anglisti e americanisti. Ovviamente gli ingredienti sono gli stessi che si trovano in altri miei testi pubblicati in quegli anni. Cambiano solo il mix, le proporzioni e i tempi di cottura. Quindi qui ritrovate la lettura di Las meninas di Foucault, Ballard, il media landscape, la fine della distanza et. etc. Spero che il sapore finale non sia proprio lo stesso degli altri saggi.
"Non ci stupisce quindi che il paradigma tradizionale interno/esterno salti, oggi, in modo particolarmente eclatante. La proposta settecentesca di Lamettrie di leggere l'uomo come una macchina si rivela inadeguata non per troppa radicalità, ma al contrario per troppa timidezza. È naturalmente troppo ingenua e riduttiva dato lo stato attuale della tecnologia, ma soprattutto non dice nulla sugli impalpabili, immateriali legami comunicativi che legano l'uomo ai suoi simili e alla pelle artificiale (un po' cablata un po' eterea) che oggi ricopre il pianeta. E infatti l'immagine dell' "uomomacchina" non può tornare oggi se non nella forma metaforica e orrorifica in cui è stata resa visibile da Cronenberg in Videodrome, con l'uomo trasformato in un videoregistratore vivente, con l'interno del suo corpo che si apre ad accogliere la cassetta, o la pistola, e col riemergere di questi oggetti ritrasformati, riplasmati, nuovi feti della “nuova carne”: e con il corrispettivo di quel corpo, l'oggetto inanimato, la cassetta sempre, o il televisore, che si animano, pulsano, parlano e irradiano attorno a sé un campo insieme attrattivo e repulsivo, oltre l'erotismo, come è già il corpo scomposto e macchinizzato della pornografia."
"Non ci stupisce quindi che il paradigma tradizionale interno/esterno salti, oggi, in modo particolarmente eclatante. La proposta settecentesca di Lamettrie di leggere l'uomo come una macchina si rivela inadeguata non per troppa radicalità, ma al contrario per troppa timidezza. È naturalmente troppo ingenua e riduttiva dato lo stato attuale della tecnologia, ma soprattutto non dice nulla sugli impalpabili, immateriali legami comunicativi che legano l'uomo ai suoi simili e alla pelle artificiale (un po' cablata un po' eterea) che oggi ricopre il pianeta. E infatti l'immagine dell' "uomomacchina" non può tornare oggi se non nella forma metaforica e orrorifica in cui è stata resa visibile da Cronenberg in Videodrome, con l'uomo trasformato in un videoregistratore vivente, con l'interno del suo corpo che si apre ad accogliere la cassetta, o la pistola, e col riemergere di questi oggetti ritrasformati, riplasmati, nuovi feti della “nuova carne”: e con il corrispettivo di quel corpo, l'oggetto inanimato, la cassetta sempre, o il televisore, che si animano, pulsano, parlano e irradiano attorno a sé un campo insieme attrattivo e repulsivo, oltre l'erotismo, come è già il corpo scomposto e macchinizzato della pornografia."
"Iride" era la rivista di filosofia dell'Istituto Gramsci Toscano, pubblicata da il Mulino e diretta da Giovanni Mari, che in quegli anni dimostrò un certo interesse per realtà virtuali, ciberspazio e argomenti del genere. La formula era:... more
"Iride" era la rivista di filosofia dell'Istituto Gramsci Toscano, pubblicata da il Mulino e diretta da Giovanni Mari, che in quegli anni dimostrò un certo interesse per realtà virtuali, ciberspazio e argomenti del genere. La formula era: prendere un libro, e chiedere due o tre interventi di riflessione partendo da quello a persone che si occupavano di quel tema. Fu una delle prime volte che mi trovai, in una pubblicazione, a fianco di filosofi veri. Ero emozionato. L'emozione non fu sufficiente a farmi diventare un filosofo, ma ce la misi tutta. Il risultato è questo. Credo che si tratti del primo testo in cui formulai il concetto di "corpo disseminato" (che è al centro di "Il corpo virtuale", pubblicato due anni dopo).
"La fragile interiorità dell'uomo occidentale si è spezzata. Essa morirà definitivamente (per rinascere forse come interiorità di un nuovo complesso uomo/macchina) con la disseminazione del corpo operata dalle realtà virtuali. Ma questo accadrà perché già ora televisione e computer si sono aperti, hanno spalancato il loro guscio e ciò facendo hanno cortocircuitato i delicati meccanismi della psiche, della res cogitans.
La nostra interiorità si sta trasformando a ritmo velocissimo, nel modo più radicale possibile: perde la sua unicità, diventa
confrontabile con quella della macchina. Perché televisione e computer, aprendo il loro guscio, hanno aperto anche il nostro, bruciando i nostri vecchi circuiti e facendone crescere di nuovi. E noi abbiamo aperto il loro, credendo di trovare tubi catodici e circuiti stampati, e scoprendo invece con sorpresa che c'era tutto un mondo, che c'eravamo, piccoli piccoli, anche noi, con leggi di funzionamento, rapporti, sensi, un corpo nuovo."
"La fragile interiorità dell'uomo occidentale si è spezzata. Essa morirà definitivamente (per rinascere forse come interiorità di un nuovo complesso uomo/macchina) con la disseminazione del corpo operata dalle realtà virtuali. Ma questo accadrà perché già ora televisione e computer si sono aperti, hanno spalancato il loro guscio e ciò facendo hanno cortocircuitato i delicati meccanismi della psiche, della res cogitans.
La nostra interiorità si sta trasformando a ritmo velocissimo, nel modo più radicale possibile: perde la sua unicità, diventa
confrontabile con quella della macchina. Perché televisione e computer, aprendo il loro guscio, hanno aperto anche il nostro, bruciando i nostri vecchi circuiti e facendone crescere di nuovi. E noi abbiamo aperto il loro, credendo di trovare tubi catodici e circuiti stampati, e scoprendo invece con sorpresa che c'era tutto un mondo, che c'eravamo, piccoli piccoli, anche noi, con leggi di funzionamento, rapporti, sensi, un corpo nuovo."
Questo è un breve saggio sui sistemi di comunicazione negli anni novanta, pubblicato in un libretto sulfureo e fiammeggiante (com'è ovvio, trattandosi i un'impresa di Msassimo Ilardi). Al lettore degli anni dieci giudicare se il quadro... more
Questo è un breve saggio sui sistemi di comunicazione negli anni novanta, pubblicato in un libretto sulfureo e fiammeggiante (com'è ovvio, trattandosi i un'impresa di Msassimo Ilardi). Al lettore degli anni dieci giudicare se il quadro fosse sbagliato, il metodo zoppicante, la diagnosi eccessivamente ottimista.
"L'interattività digitale può essere un'occasione forse mai presentatasi nella storia per coniugare il calore della comunicazione personale, orale, corporea, paleolitica, con la freddezza e l'universalità, neolitica e industriale, che la diffusione dei messaggi ha acquistato prima con la scrittura, poi con la stampa, la fotografia, il cinema. Può darsi che non ci interessi un fico secco scegliere l'angolazione della telecamera con cui guardare un gol o una discesa libera, e
probabilmente questo è un atteggiamento sano e dignitoso. Può darsi che si debba distinguere tra una falsa interattività, promossa dai signori dell'industria dell'intrattenimento, e un'interattività più autentica, che realizza una comunicazione paritaria fra soggetti che si scelgono, si guardano, si
interessano l'uno all'altro facendo delle proprie differenze un elemento di curiosità e di avvicinamento, e non un arroccamento nella propria identità. Può darsi che si debba diffidare di un 'intrattenimento' puro, anche interattivo, e si debba valorizzare invece l'elemento della comunicazione di rete, della libera costruzione di una comunità virtuale. Può darsi. Quello che è estremamente improbabile è che si possa capire qualcosa della contemporaneità senza capire dove vanno i suoi sistemi di comunicazione."
"L'interattività digitale può essere un'occasione forse mai presentatasi nella storia per coniugare il calore della comunicazione personale, orale, corporea, paleolitica, con la freddezza e l'universalità, neolitica e industriale, che la diffusione dei messaggi ha acquistato prima con la scrittura, poi con la stampa, la fotografia, il cinema. Può darsi che non ci interessi un fico secco scegliere l'angolazione della telecamera con cui guardare un gol o una discesa libera, e
probabilmente questo è un atteggiamento sano e dignitoso. Può darsi che si debba distinguere tra una falsa interattività, promossa dai signori dell'industria dell'intrattenimento, e un'interattività più autentica, che realizza una comunicazione paritaria fra soggetti che si scelgono, si guardano, si
interessano l'uno all'altro facendo delle proprie differenze un elemento di curiosità e di avvicinamento, e non un arroccamento nella propria identità. Può darsi che si debba diffidare di un 'intrattenimento' puro, anche interattivo, e si debba valorizzare invece l'elemento della comunicazione di rete, della libera costruzione di una comunità virtuale. Può darsi. Quello che è estremamente improbabile è che si possa capire qualcosa della contemporaneità senza capire dove vanno i suoi sistemi di comunicazione."
Nel 1994 venne presentata alla manifestazione Erotica di Bologna la tuta CYBER SM, prodotta da Kirk Woolford e Stahl Stenslie alla Scuola superiore di media e comunicazione dell'Università di Colonia. Siccome la dimostrazione venne fatta... more
Nel 1994 venne presentata alla manifestazione Erotica di Bologna la tuta CYBER SM, prodotta da Kirk Woolford e Stahl Stenslie alla Scuola superiore di media e comunicazione dell'Università di Colonia. Siccome la dimostrazione venne fatta dalla pornodiva Milly D'Abbraccio, ben pochi furono i commenti pertinenti da parte della stampa - e pochi citarono Helena Velena, che fu invece la vera artefice della presentazione. Tra i vari articoli che scrissi sull'argomento quell'anno, questo è quello che feci per Duel, la rivista di cinema di Gianni Canova.
"Cibernauti" fu un convegno bolognese del 1994, organizzato da Franco Berardi (Bifo) per avviare una riflessione meno episodica e soprattutto non apologetica e truffaldina sulla virtualità e l'era digitale che allora si apriva. Gli atti... more
"Cibernauti" fu un convegno bolognese del 1994, organizzato da Franco Berardi (Bifo) per avviare una riflessione meno episodica e soprattutto non apologetica e truffaldina sulla virtualità e l'era digitale che allora si apriva. Gli atti uscirono l'anno dopo per Castelvecchi. Questo è il mio contributo.
Questo testo, come gran parte delle cose che scrissi nella prima metà degli anni novanta, venne poi ripreso e rifuso in "Il corpo virtuale" (1996). Però può essere interessante vedere le varianti non solo dell'esposizione, ma a volte anche del discorso.
"Oggi non è più possibile pensare o parlare del mondo,
dell'esteriorità, come se fosse qualcosa di completamente indipendente da noi. Anche e soprattutto dal punto di vista delle trasformazioni sociali, il mondo è sempre di più una nostra costruzione. Il mondo è sempre di più un campo di possibilità, e non qualche cosa che viene dato una volta per tutte. Comprendere questo è la precondizione indispensabile per poter costruire qualunque strategia di riqualificazione del simbolico, anche di riscrittura delle regole del patto di convivenza che lega gli uomini l'uno all'altro."
Questo testo, come gran parte delle cose che scrissi nella prima metà degli anni novanta, venne poi ripreso e rifuso in "Il corpo virtuale" (1996). Però può essere interessante vedere le varianti non solo dell'esposizione, ma a volte anche del discorso.
"Oggi non è più possibile pensare o parlare del mondo,
dell'esteriorità, come se fosse qualcosa di completamente indipendente da noi. Anche e soprattutto dal punto di vista delle trasformazioni sociali, il mondo è sempre di più una nostra costruzione. Il mondo è sempre di più un campo di possibilità, e non qualche cosa che viene dato una volta per tutte. Comprendere questo è la precondizione indispensabile per poter costruire qualunque strategia di riqualificazione del simbolico, anche di riscrittura delle regole del patto di convivenza che lega gli uomini l'uno all'altro."
Questa è una delle ragioni per cui, dopo un po', alcuni si stufano di chiedermi testi per cataloghi e mostre. Dovevo parlare di un video ("Videovoid" di David Larcher). Vedete un po' se in questo paper ci sono più di quattro righe... more
Questa è una delle ragioni per cui, dopo un po', alcuni si stufano di chiedermi testi per cataloghi e mostre. Dovevo parlare di un video ("Videovoid" di David Larcher). Vedete un po' se in questo paper ci sono più di quattro righe dedicate a quel video. Tutto il resto sono pensieri peregrini su argomenti, in senso lato pertinenti certo, per carità, ma suvvia...
Argomenti:
- Scienza e senso comune;
- Scienza, immagini, visualizzazione scientifica;
- Arte e scienza.
Keywords: Newton, Einstein, Algarotti, frattali, dinamica dei sistemi complessi (teorie del caos), Mandelbrot, Gianni Toti, spazio delle fasi, taoismo, Fritjof Capra.
Argomenti:
- Scienza e senso comune;
- Scienza, immagini, visualizzazione scientifica;
- Arte e scienza.
Keywords: Newton, Einstein, Algarotti, frattali, dinamica dei sistemi complessi (teorie del caos), Mandelbrot, Gianni Toti, spazio delle fasi, taoismo, Fritjof Capra.
Le mie episodiche collaborazioni a Domus, in quegli anni, si devono alla breve permanenza di Pier Luigi Capucci nella redazione di quella rivista, con l'incarico di occuparsi di nuove tecnologie e reti. Questo è un articolo su come il... more
Le mie episodiche collaborazioni a Domus, in quegli anni, si devono alla breve permanenza di Pier Luigi Capucci nella redazione di quella rivista, con l'incarico di occuparsi di nuove tecnologie e reti. Questo è un articolo su come il cinema di fantascienza aveva trattato il tema del potere.
Non sono neanche sicuro dell'anno, ma se non era il 1996 sarà stato il 95 o il 97. Insomma, era quando collaboravo con Virus. È un testo brevissimo (nel cataloghino c'è un testo molto più dotto e approfondito di Luciano E. Francalanci).
Nel 1997 Marina Petrillo progettò e realizzò per Radio popolare di Milano una "docufiction" un po' particolare. Durante tutta una notte venne trasmesso in diretta il primo sbarco su Marte di un modulo spaziale con esseri umani a bordo,... more
Nel 1997 Marina Petrillo progettò e realizzò per Radio popolare di Milano una "docufiction" un po' particolare. Durante tutta una notte venne trasmesso in diretta il primo sbarco su Marte di un modulo spaziale con esseri umani a bordo, avvenuto nel 2031. L'equipaggio era costituito da due americani (maschio e femmina), che sbarcarono, e un russo, che rimase a bordo dell'astronave. Oltre Sylvie Coyaud, che si occupò della consulenza scientifica, vennero coinvolte altre persone, in particolare per scrivere i diari dei tre astronauti che vennero letti anche nei giorni precedenti. Mi pare che il diario di Alex, la astroanuta americana, lo scrisse Silvia Ballestra. A me toccarono i diari del russo. Eccoli.
